La Pasticceria Piemontese ricca e piena di sapori

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Le specialità della pasticceria piemontese sono veramente molte: quasi ogni cittadina può vantare esclusive ricette di dolci prelibati. Alcuni di questi ci parlano della vita di corte, dei salotti del Regno Sabaudo, di pasticcerie “storiche”. Altri sono semplici, familiari, fatti di ingredienti rustici, ma ricchi di sapori genuini che le mode culinarie non sono riuscite ad alterare. Tra le specialità più note, anche a livello internazionale, spicca lo zabajone, squisito miscuglio di tuorli d’uovo, zucchero e Marsala; ideato dal cuoco di Carlo Emanuele I, deve però il suo nome a San Pasquale Baylon, un frate della parrocchia torinese di San Tommaso, che lo consigliava alle donne insoddisfatte del proprio menage matrimoniale. Ottimo come bevanda calda (soprattutto accompagnato dai savoiardi, i leggeri biscotti inventati - si dice - dai cuochi di casa Savoia per dare energia ai giovani eredi della dinastia), è ampiamente utilizzato come base per farce, creme, budini, mousse e gelati.
 

Cioccolato e dintorni

E che dire del cioccolato? Torino ne è la culla, fin dal lontano 1678, quando un editto regio concesse a un torinese il “privilegio di vendere cioccolata in bevanda”; e le più antiche e premiate case produttrici di cioccolatini nacquero proprio in questa città dove, nell’Ottocento, persino i pasticcieri svizzeri (primo fra questi François Louis Cailler) si recavano per fare il loro apprendistato.
E dalla mescolanza del cioccolato con le pregiate nocciole, che crescevano nel Cunese sulle colline delle Langhe, ebbe origine quel glorioso impasto che tutti conosciamo come gianduja. Creato per far fronte all’aumento del costo del cacao, conseguenza del blocco navale napoleonico che impediva ai commercianti piemontesi l’importazione del prezioso “cibo degli dei”; il gianduja deve il suo nome all’omonima maschera di Carnevale torinese (creata nel 1808 da...un genovese!).

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